La foresta Caledone

Circa 2.000 anni fa, l’Impero Romano arrivò in Scozia. Prima di quel momento, per secoli si era gradualmente espanso dall’ Italia fino a divenire un impero tentacolare, che controllava la maggior parte dell’Europa occidentale, così come buona parte del Nord Africa e Medio Oriente.

Tuttavia, è proprio in Scozia che i romani incontrarono molte difficoltà. Da una parte l’ estrema ferocia delle tribù celtiche che incontrarono nelle Highlands e in parte a causa delle difficoltà nel rifornire un grande esercito, spesso in condizioni meteorologiche avverse, nel punto geografico più lontano dell’impero da Roma. Forse però, quello che ha reso la Scozia ancora più difficile da conquistare è stata la presenza di una foresta nera e impenetrabile che si estendeva per quasi tutto il paese. Chiamarono questa foresta la Silva Caledonia La Foresta Caledone.

Non era una foresta qualsiasi. Era un tipo di foresta che in pochi assocerebbero alla Gran Bretagna: era una foresta pluviale. E si rivelò essere troppo per i Romani, che alla fine si ritirarono al Vallo di Antonino, al sud del paese, lasciando le Highlands libere. Nel corso del tempo si sarebbero ritirati ancora fino al Muro di Adriano nel Northumberland, prima di lasciare definitivamente la Gran Bretagna del tutto intorno al 410 d.C.

Ora, chiunque abbia visitato la Scozia negli ultimi millenni sarà sorpreso di sentire che una volta il paese era coperto da una foresta pluviale. Dopo tutto, oggi il paesaggio scozzese è caratterizzato da altopiani brulli, da brughiere spazzate dal vento e colline rivestite di erica. Foreste pluviali? Non così tanto. E pensandoci bene, la foresta pluviale non è tipica delle aree calde e tropicali del mondo? La stessa parola evoca immediatamente immagini di una giungla umida con animali esotici e uccelli dai colori vivaci. In realtà non è proprio così. Infatti è vero che esiste una foresta pluviale tropicale, caratterizzata da calore e umidità, ma c’è anche la foresta pluviale temperata, che ha una temperatura annuale complessiva più bassa, se pur gli stessi livelli di pioggia e umidità. Le foreste pluviali temperate si trovano in climi più freddi, in paesi come il Canada e il Regno Unito. Ma cosa è accaduto a quella foresta che incontrarono i romani oltre duemila anni fa?

Al suo massimo, si stima che la foresta Caledone coprisse circa 15.000 chilometri quadrati e si estendeva ininterrottamente dalla Central Belt fino a nord fino a Inverness e Ullapool, e a est fino all’area ora conosciuta come il Parco Nazionale del Cairngorms. Fondamentalmente, copriva la maggior parte delle Highlands. La foresta era per lo più pino scozzese ma sarebbe stato possibile trovarvi anche quercia, ginepro, betulla, salice, sorbo e pioppi. Invece i licheni, muschi e felci tappezzavano la terra. Per non parlare poi degli animali che vivevano questo habitat. La foresta Caledone originale ospitava grandi mandrie di bovini selvatici, insieme a predatori come il gatto selvatico scozzese, la lince eurasiatica e il lupo. Ma non solo: lo scoiattolo rosso, la martora, il cinghiale.

E com’è oggi la foresta Caledone? Beh, della foresta che i romani videro duemila anni fa, rimane solo circa l’uno per cento. E, naturalmente, poiché la foresta pluviale è scomparsa, così ha fatto molta della fauna selvatica nativa che una volta viveva in quelle aree. Oggi, quasi tutte le specie menzionate prima sono estinte o in via di estinzione in Scozia. Man mano che la popolazione britannica cresceva nel corso dei secoli, e la sua economia si sviluppava, gli alberi furono abbattuti per fornire il legname che avrebbe alimentato le aspirazioni marittime della Gran Bretagna e più tardi la rivoluzione industriale. Allo stesso tempo, dopo l’eradicazione dei lupi e di altri predatori, la popolazione dei cervi è esplosa in maniera quasi incontrollata. Senza essere più prede, grandi quantità di cervi erano libere di nutrirsi dei germogli e degli alberelli appena nati impedendo così la crescita di nuovi alberi. Ai cervi poi si sono aggiunte le pecore che sono state introdotte a seguito delle Highland Clearances a metà del XVIII secolo, e da allora non se ne sono più andate, diventando un po’ il simbolo del paese. Quindi, i vecchi alberi sono stati abbattuti e quelli nuovi non sono riusciti a crescere a causa di cervi e pecore. Ed ecco come la Foresta Caledone è progressivamente scomparsa dalle Highlands di Scozia. Cosa accadrà in futuro è difficile dirlo con certezza, ma l’importanza e l’unicità della foresta non è passata inosservata.

Oggi in tutto il paese sono nate numerose organizzazioni che lavorano per proteggere ciò che rimane della foresta pluviale, oltre ai piani del governo pensati proprio per ripiantare e ricollegare i frammenti della foresta. La foresta Caledone è un collegamento diretto con il passato del paese e una parte preziosa del suo futuro. I nuovi alberi porteranno una nuova fauna selvatica e le specie che una volta erano estinte torneranno, proprio come i castori, le aquile dalla coda bianca e i falchi che sono tornati in altre parti del Regno Unito.

Dove poter vedere oggi la Foresta Caledone? Abernethy Forest, Glen Nevis, Glen Feshie e Glen Affric sono aree facilmente raggiungibili, e se stai cercando posti in cui soggiornare potresti provare la Alladale Wilderness Reserve, una qualsiasi delle splendide proprietà di proprietà di Wildland, o l’Athnamulloch Bothy, gestito dall’ente di beneficenza Trees for Life.

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